mercoledì 25 novembre 2020

 

Lettera d Vittorio Agnoletto al sibdaco di Milano Beppe Sala:

da "Il Manfesto", 25 novembre 2020

 

Caro Sindaco,

ho letto su “la Repubblica” le sue critiche alla sanità lombarda. Ricordo lo sgomento che colse molti operatori sanitari, il 27 febbraio, nel vedere il video “Milano non si ferma” da lei postato sui suoi profili social. Un messaggio in contrasto con le indicazioni del mondo medico e con i comportamenti da adottare; messaggio che lasciò perplessi e confusi molti cittadini e che, mi pare, lei oggi riveda criticamente.

Nell’intervista lei coglie le enormi responsabilità della giunta Fontana e illustra alcune proposte, elaborate dal Pd lombardo, intervenendo quindi non solo come sindaco, ma come esponente di spicco di quell’area politica.

Concordo, “La sanità lombarda è tutta da rifare”, lo ripetiamo in tanti e da molti mesi ed è importante che anche il Pd sia giunto a questa conclusione.

Non c’è tempo da perdere.

1. Commissariare la sanità lombarda. Se la Lombardia fosse una nazione, come proponeva Bossi, oggi saremmo al primo posto nel mondo, per numero dei decessi da Coronavirus in rapporto alla popolazione 200/100.000 abitanti. Gli oltre ventimila decessi in Lombardia sono un tragico primato al quale ha contribuito una gestione scellerata della regione. Oltre 97.000 cittadine/i hanno chiesto da mesi al governo di Commissariare la Sanità lombarda (https://www.change.org/.../commissariarelalombardia-va...) per evitare che tragedia continui ad aggiungersi a tragedia. Dal governo non è arrivata alcuna risposta.

2. Non prorogare la legge 23/15 che governa la sanità regionale. Entro il 31 dicembre il governo deve decidere se confermare la legge approvata dalla giunta Maroni e autorizzata in via sperimentale per cinque anni, durante i quali : i posti letto negli ospedali pubblici sono stati ridotti, mentre sono aumentati negli ospedali privati; è stato tagliato il personale nei servizi di prevenzione, igiene ambientale e sanità pubblica, sono stati cancellati i distretti, la percentuale di anziani che possono usufruire dell’assistenza domiciliare è tra le più basse d’Italia, i consultori e i servizi di salute mentale sono in numero molto inferiore a quello stabilito, le liste di attesa hanno tempi infiniti. La legge 23 va cancellata e la sanità lombarda deve rientrare nel quadro normativo indicato dalla Costituzione e dalla l. 833/78: un Servizio Sanitario universale, nazionale e accessibile a tutti.

3. Cancellare il numero chiuso a medicina, ampliare i posti nelle specialità (quest’anno sono ben 9301 i neolaureati che non hanno potuto accedervi), rivedere il percorso formativo dei medici di medicina generale iniziando dall’adeguamento della retribuzione.

A livello regionale le chiedo di impegnarsi per:

4. Cancellare il dominio incontrastato che la sanità privata attualmente esercita nella nostra regione: le strutture private accreditate ricevono, in alcuni settori, il 40% della spesa corrente gestita dalla Regione e scelgono di accreditarsi unicamente nei settori della medicina maggiormente remunerativi, stanno realizzando guadagni immensi speculando sulla pandemia: tamponi, test sierologici e ”pacchetti Covid” a 450 euro. I Livelli Essenziali di Assistenza devono essere garantiti dalla sanità pubblica, un’eventuale Agenzia per il governo della sanità deve (non può) essere pubblica; devono essere cancellate le delibere sui malati cronici che, attraverso l’istituzione del “gestore”, hanno l’obiettivo di consegnare al privato la cura di oltre tre milioni di cittadini.

5. Rafforzare la medicina territoriale: vanno reintrodotti i distretti, istituite le case della salute” con uno sportello per tutte le attività sociali e sanitarie per la presa in carico del paziente con percorsi di cura individualizzati. Va favorita la collaborazione tra i medici di famiglia con le risorse in gran parte inutilizzate; vanno potenziati i servizi specialistici e l’assistenza domiciliare riducendo la necessità di ricovero degli anziani nelle RSA e favorendo lo sviluppo di strutture più piccole, integrate nel territorio.

6. Partecipazione democratica. Concordo con un coinvolgimento dei sindaci e delle istituzioni locali, ma è necessario prevedere forme di partecipazione a cominciare da coloro che sono direttamente coinvolti nelle attività dei servizi territoriali: consultori, cps ecc.

7. Le nomine dei direttori generali devono essere sottratte alla lottizzazione politica; l’abbattimento delle liste d’attesa e il loro rientro nei tempi istituzionalmente previsti, deve essere uno dei principali criteri per valutarne l’operato, insieme alla verifica degli obiettivi di miglioramento della salute collettiva misurabili con strumenti epidemiologici.

Auspicando una sua risposta, cordiali saluti,

* Responsabile scientifico “Osservatorio Coronavirus”, direttivo Medicina Democratica


lunedì 23 novembre 2020

Coronavirus, Crisanti: 

“Regioni potrebbero truccare dati su nuovi casi per evitare chiusure”
Il microbiologo di Padova lancia l’allarme sule regioni, critica i dpcm del governo ed evidenzia come nessuna delle restrizioni messe in atto avrà effetto senza un piano per impedire che i casi risalgano e consolidare i risultati di qualsiasi misura. “Il vero obiettivo non è fare un lockdown più o meno rigido, ma mettere in atto misure per evitare la terza ondata”.

di Biagio Chiariello

"Il vero obiettivo non è fare un lockdown più o meno rigido in questo momento, ma mettere in atto misure per evitare la terza ondata". Ne è convinto il virologo Andrea Crisanti ordinario di Microbiologia dell'università di Padova intervenuto ad ‘Agorà' su RaiTre. "Se adesso facciamo un lockdown estremamente rigido, in sei settimane a ridosso di Natale i casi saranno diminuiti, ma ci saranno mille pressioni per rimuovere queste misure e poi", dopo gli assembramenti delle vacanze natalizie, "a febbraio saremo di nuovo in questa situazione. La vera sfida adesso è evitare la terza ondata".
Serve piano per impedire risalita dei contagi

Crisanti evidenzia dunque che nessuna delle restrizioni messe in atto avrà effetto senza un piano per impedire che i casi risalgano e consolidare i risultati di qualsiasi misura. “Ma non si può andare avanti con misure di restrizione per mesi e mesi: penso – dice il virologo – che l'agenda politica dovrebbe essere quella di preparare un piano nazionale per consolidare i risultati di queste nuove restrizioni altrimenti a febbraio ci ritroviamo in questa situazione, a meno di non aver il miracolo di un vaccino distribuito a tutti per i primi mesi dell'anno prossimo, cosa che non credo sia possibile.


Crisanti poi evidenzia come il Dpcm in arrivo manchi di chiarezza. "Intanto non esiste un automatismo preciso per cui a una determinata regione vengano imposte le chiusure. Il punto di cui si parla da settimane è sempre quello. Ora ho letto che ci sarebbero 21 criteri per decidere se una regione appartenga alla zona verde, arancione o rossa. Mi sembrano tanti, ma immagino che quelli fondamentali riguardino il riempimento dei posti in ospedale. Non vorrei che un provvedimento simile inducesse le Regioni a non essere totalmente trasparenti riguardo a questi dati". Questa la preoccupazione espressa dal microbiologo in un'intervista a ‘La Stampa' .
Regioni potrebbero "truccare dati" su contagi

Un rischio legato anche alla "politicizzazione e spettacolarizzazione di ogni cosa" in cui non manca la "gara tra presidenti a chi è più bravo", precisa. Per l'esperto, dunque, il pericolo c'è. "Si tratta di dati facilmente manipolabili e a livello regionale per qualche settimana si potrebbe decidere di ricoverare il meno possibile sulla pelle dei pazienti". Crisanti, infine, considera giusta la richiesta delle Regioni di norme uniformi su territorio. "Al di là del nostro sistema sanitario regionale, la stessa Costituzione dice che in casi straordinari come questo debba essere il governo a dare la linea, per cui trovo sensato che le Regioni attendano una decisione centrale", conclude.

continua su: https://www.fanpage.it/attualita/coronavirus-crisanti-regioni-potrebbero-truccare-dati-su-nuovi-casi-per-evitare-chiusure/
https://www.fanpage.it/

 

sabato 21 novembre 2020

                                    


Martedì 24 novembre 2020 ore 21.00
diretta streaming
LE NUOVE FRONTIERE DELLA SCIENZA
NEUROSCIENZE: NUOVI STRUMENTI PER CONOSCERE SE STESSI
incontri a cura di
Jacopo Meldolesi e Riccardo Fesce
Secondo incontro
Fuori tema: gli scienziati di fronte a COVID-19
intervengono:
Antonella Viola
Università di Padova e Istituto Città della Speranza
Effetti della pandemia sulla scienza Massimo Galli
Università degli Studi di Milano Gestire pandemia e informazione
Guido Forni
Università di Torino e Accademia Nazionale dei Lincei
Chi produrrà il vaccino, e per chi?
L'incontro si svolge in videoconferenza. Si può seguire in diretta streaming sul sito https://www.casadellacultura.it (“live: area streaming” sul menu a destra sotto la lampada) oppure sul canale youTube della Casa della Cultura e sulla pagina Facebook della Casa della Cultura.
Jacopo Meldolesi – medico e Accademico dei Lincei – ha lavorato su secrezione e epigenetica di cellule neurali. E’ stato
direttore di ricerca al San Raffaele e presidente di Società italiana di Neuroscienze e Federazione Scienze della Vita.
Riccardo Fesce – medico, psicoterapeuta – neurofisiologo, docente di Fisiologia presso Humanitas Medical School
Associazione Casa della Cultura – Via Borgogna 3 – 20122 Milano (M1 – San Babila) tel 02 795567
e-mail: segreteria@casadellacultura.it –
www.casadellacultura.it
C.F. 80115850150 – P.IVA 13307640154





giovedì 5 novembre 2020

 

"Personne n'avait encore accepté réellement la maladie. La plupart étaient surtout sensibles à ce qui dérangeait leurs habitudes ou atteignait leurs intérêts. (...) Leur première réaction, par exemple, fut d'incriminer l'administration." 

                                    

              (Albert Camus, La Peste, 1947)

 

lunedì 2 novembre 2020

             La valigia

 

La mia valigia, stracolma di parole,

di tutta la mia vita,

di cose e di pensieri

è un insieme di forme, di oggetti,

di colori, di viaggi programmati,

di biglietti scaduti.

 

La mia valigia è luce del sole,

a mezzogiorno, sapori dell’oceano

freschezza della pioggia,

se un giorno un po’ distratto

la lascio sulla spiaggia

la trovo ricoperta

d’arena e di conchiglie.

 

La mia valigia è l’onda

che irriga la campagna,

è l’albero da frutta

fiorito a primavera,

è  il frutto dei miei studi,

di ambizioni severe,

mutate in espressione

di libera creazione.

 

La mia valigia è piena

di tutta la mia vita

di quello che ho vissuto,

di quello che ho da fare.

 

Stasera, dopo anni,

trascorsi ad aspettare,

io la consegno a te

perché possa viaggiare.

 

                        Tommaso Meldolesi, 2019.

 

domenica 1 novembre 2020

 

Gianni Rodari, tutti lo celebrano ma pochi lo ricordano

 

Gianni Rodari, tutti lo celebrano ma pochi lo ricordano

 

Oggi, giusto cento anni fa, nasceva Gianni Rodari, scrittore, pedagogista, giornalista e poeta, specializzato nella letteratura per l’infanzia. Le celebrazioni non mancano. Quasi ovunque se ne parla, se ne scrive. A “il maestro senza cattedra”, “l’uomo dei sogni”, “il prestigiatore che trasformò la fantasia in scienza esatta”, “il maestro di narrativa”, la meritata gloria. Per un giorno. Già, perché poi, nel corso dell’anno gli spazi dedicati a Rodari sono tutt’altro che ampi.

 

L’Italia, la sua patria, lo ha gratificato dedicandogli un gran numero di scuole, è innegabile. Istituti compresivi e plessi, elementari e medie, materne comprese. Da Rossano Veneto ad Acireale, passando per Montesilvano e Civitanova Marche. Insomma “l’uomo dei sogni” è sulla bocca di tanti studenti e genitori. Frequentemente.

Peccato però che in classe di rado faccia capolino. Quasi mai attraverso una lettura integrale di un’opera o delle sue opere, piuttosto tramite dei brani antologizzati. Magari una poesia oppure una “favola al telefono”. Circostanza che trasforma Rodari in esempio “di buoni sentimenti”, contraddicendo così la sua storia, connotata da scelte. Prese di posizione.

Non è improbabile che questa lettura di Rodari, come autore per l’infanzia, proprio in considerazione del presunto carattere “buonista” delle sue opere, lo abbia penalizzato. E continui a farlo. Nonostante nella realtà di alcune sue opere Rodari sia tutt’altro che interclassista e pietoso. Ma piuttosto duro. Tutt’altro che incline a giustificare l’ignoranza, oppure il pregiudizio.

E’ vero, Rodari critica la “scuoletta” tradizionale e insegue l’idea di una scuola “grande come il mondo”. E’ il suo invito ai bambini ad “aprire gli occhi” per essere promossi, certo. Ma è anche il suo tentativo di dimostrare che intelligenza e volontà sono componenti entrambe fondamentali, nella crescita. Nella costruzione di un futuro che può regalare sorprese positive.

L’Italia sembra però aver dimenticato il Rodari giornalista. Il cronista con gli occhi spalancati sulla realtà che lo circonda. L’intellettuale curioso. L’aver separato quel che in Rodari non è mai stato è stato un errore. Che si continua a perseverare. Scioccamente.

Signori e buona gente, venite ad ascoltare: un caso sorprendente andremo a raccontare. È successo a Milanoe tratta di un dottore che è caduto nel video del suo televisore…Cade il dottor per terra, e un bernoccolo si fa: meglio cento bernoccoli che perdere la libertà.

 

La filastrocca “Teledramma” di Gianni Rodari, declamata, ad alta voce. Per i vicoli dei Quartieri Spagnoli, a Napoli. E’ accaduto qualche giorno fa.

Come ha raccontato la Repubblica, Tonino Stornaiuolo, un maestro della scuola ‘Dalla Parte dei Bambini’, ha deciso che le lezioni dovessero continuare, in qualche modo, a dispetto dell’ordinanza regionale. I bambini alla finestra e sui balconi, ad ascoltare. Non solo dello strano dottore.

“Pulcinella era la marionetta più irrequieta di tutto il vecchio teatrino. Aveva sempre da protestare … Allo spuntare del sole si svegliò ed aveva fame. Ma intorno a lui, c’erano solo garofani e tulipani … Non era come mangiare una bistecca ai ferri o un filetto di pesce persico; i fiori hanno molto profumo e poco sapore. Ma a Pulcinella quello sembrò il sapore della libertà …”.

Il maestro ha regalato a chi lo ascoltava anche la favola “La fuga di Pulcinella”. Perché Gianni Rodari è davvero un modello. Anche di libertà. Per questo motivo nelle scuole si dovrebbe leggere e studiare. Molto più di quanto non avviene abitualmente.

Non è improbabile che l’omaggio più vero a Rodari, in questa giornata di tante celebrazioni, sia proprio quello del maestro napoletano. Che ha deciso di parlarne ai “suoi” piccoli alunni, tra i vicoli di Napoli. Insomma in un luogo reale. Ma bisognerebbe imparare a parlare di Rodari anche in altre circostanze. Non solo a scuola. Regalandoci il suo pensiero libero. Quello di un “gigante” quasi dimenticato.

 

Scuola, a Napoli il miracolo dei Quartieri Spagnoli: maestro fa didattica dai balconi

di Cristina Zagaria

Foto Fb - Rossanna Partenope di Poce 

Un insegnante legge Gianni Rodari tra i vicoli ai bambini e alle loro famiglie con la "Dab", la didattica dai balconi. E giovedì 22 staffetta di tutte le scuole napoletane per leggere Rodari dai tetti

20 Ottobre 2020 2 minuti di lettura

In Campania le scuole sono chiuse e molti bambini, come nel periodo buio del lockdown, sono tornati a fare lezione davanti a tablet, cellulari e computer. Ma non tutti. Perché a Napoli esiste la Dad, la didattica a distanza, ma esiste anche la Dab, la didattica dai balconi.

Cos’è? Se i bambini non vanno a scuola, la scuola va dai bambini e porta nelle case dei napoletani Gianni Rodari. L'idea è del maestro Tonino Stornaiuolo, che non potendo andare a scuola, è andato nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, a piedi, sotto casa dei suoi piccoli allievi e così, in pochi, distanziati e affacciati dai balconi, ha letto e spiegato Gianni Rodari .

È accaduto ieri mattina ai Quartieri Spagnoli. Ed è stato “un miracolo”:  si sono affacciati anche i genitori e napoletani del vico, e la lezione si è trasformata in un momento di gioia collettivo. Il maestro ha letto "Telegramma" e "La fuga di Pulcinell", due testi che hanno come filo conduttore il tema della liberta, e garndi e piccini hanno ascoltato i versi in silenzio, attenti, stupiti, felici.

- "... La situazione attuale è delicata e seria, ma noi dobbiamo mostrare ai bambini che le difficoltà, insieme, possono essere superate...",  così scrive, commosso, Tonino, maestro della scuola Dalla Parte dei Bambini, sulla sua pagina Fb.

“Vengo ora stanco ma super carico- continua i lsuo diardio di maestro di strada -  dalla giornata di Dab (didattica ai balconi)  - dice il maestro Tonino - ...la bellezza di vedere i bambini felici, di narrare con e per loro...nelle strade, nei vicoli dai balconi... L'emozione e la gratitudine dei genitori era incontrollabile, ma sono io che ringrazio loro. Abbiamo letto Rodari con la gente che si affacciava dai palazzi e dai bassi... Eravamo distanziati, mascherati, pochi e nella più totale sicurezza... .Non ho tante altre parole perché ancora frastornato dalle emozioni e dagli occhi dietro le mascherine..."

La notizia è diventata subito virale su Facebook: “Mi viene in mente una poesia bellissima di #Rodari – commenta sul  social Rossanna Partenope di Poce -  che era una testa così bella, da essere #splendidaMenteelementare:

" Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza 
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.
"Speranza a buon mercato!"
Per un soldo ne darei  ad un solo cliente
quanto basta per sei. 
E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare".

"Era qualcosa che già avevo in testa da un po' - racconta il giorno dopo Stornaiuolo -. La scuola dove insegno ha un'impostazione fondata sul portare il più  possibile la didattica fuori dalle aule e nell'immaginare forme di insegnamento alternative. Da lunedì  scorso - prosegue - con i colleghi stavamo lavorando su Gianni Rodari, in occasione dei 100 anni dalla nascita che si celebreranno il prossimo 23 ottobre". Poi giovedì è  arrivata l'ordinanza che ha chiuso tutte le scuole campane: "Sono cominciati ad arrivarmi i messaggi dei bambini sconsolati per la chiusura delle scuole - ammette il maestro - e quindi ho deciso di fare qualcosa per loro e per me, perchè la mia paura era quella di non poter vedere i bambini per 5 o 6 mesi, come già successo, non volevo accettarlo".

"Sappiamo che questa è un'emergenza molto seria e non la sottovalutiamo - spiega Rachele Furfaro, dirigente della scuola Dalla parte dei Bambini - ma in questo momento la scuola è il luogo più sicuro dove poter far stare i bambini e penso a tutti quei bambini che non possono stare in casa e quindi finiscono a passare le loro giornate per strada . Chiudere le scuole è un boomerang che ci tornerà indietro".
 
E la scuola di Rachele Furfaro sta organizzando per giovedì 22 ottobre una staffetta di lettura: "Dai balconi ai tetti in nome di Rodari". "Partendo dalla canzone scritta da  Fiorella mannoia e Bungaro, che hanno musicato la poesia di Rodari  'Il cielo è di tutti - spiega la direttrice - noi invitiamo tutte le scuole di Napoli a Foqus, per una staffetta di letture, nel nome di un grande innovatoree che avrebbe compituo 100 anni".

 

Gianni Rodari, l’Italia lo ricorda a cent’anni dalla nascita. L’amico Dané: “E’ come Gaber o De André: adorato ma poco messo in pratica”

 

Da Mantova alla Garfagnana, da Omegna a Cento: le iniziative più importanti per far rivivere le storie e la vita dello scrittore. Ilfatto.it ha intervistato Marco Dané, pedagogista, autore televisivo e regista teatrale che con l'autore di opere per bambini lavorò per "Il paese di Giocagiò": "Cosa mi colpisce ancora? Quando stavi con lui ti veniva sempre l'ispirazione. Poi andavi a casa e spariva ogni intuizione"

di Alex Corlazzoli | 23 Ottobre 2020

Sono passati cent’anni da quel 23 ottobre del 1920 quando a Omegna nacque Gianni Rodari ma nessuno ha dimenticato lo scrittore più amato dagli insegnanti e dai bambini. Oggi in Italia ma non solo sono in tanti a festeggiare questo anniversario. In onore del maestro Gianni esce un Meridiano Mondadori, un film omaggio ma sono previste anche maratone di letture, speciali tv e online. Il giorno del compleanno esce anche il francobollo celebrativo delle Poste Italiane la cui immagine è stata finora top secret. In ogni parte del Paese in questi giorni si parla di Rodari. Nella capitale dal primo al trenta novembre andrà in scena online Lucciole e lanterne, la sedicesima edizione del Premio Rodari per il Teatro con una giuria di bambini.

A Gallicano l’intero mese di ottobre è stato dedicato allo scrittore di Omegna con una mostra di disegni, ispirati a Rodari, realizzati dai bimbi di ArteLab durante il periodo di lockdown. A Mantova, invece, alla biblioteca Baratta fino a domani sono stati organizzati una serie di incontri per omaggiare il poeta. A Castelnuovo di Garfagnana, dal 17 ottobre al 15 novembre, hanno allestito in sala Suffredini la mostra Il favoloso Gianni antologia murale in 21 pannelli. Anche a Cento hanno pensato di celebrare il centenario: nei giorni scorsi alcune vetrine del centro storico si sono animate con personaggi che hanno letto filastrocche, poesie, fiabe tratte dai libri di Gianni Rodari. Alle 17.30 sotto il doppio portico Palazzo del Governatore si terrà la lettura spettacolo a cura del Teatro del Sole dal titolo A spasso con Rodari. E ancora ci saranno iniziative a Putignano, a Pontedera e persino a Tirana e ad Hanoi. E infine naturalmente ad Omegna dove il Parco della fantasia ha organizzato una serie di manifestazione dedicate al famoso concittadino.

A festeggiare Rodari è soprattutto chi l’ha conosciuto di persona. Marco Dané, pedagogista, registra, autore televisivo (da Domenica In al Kilimangiaro), nel 1970 condusse su Rai1 il programma televisivo Il paese di Giocagiò di cui il maestro di Omegna era autore. Dané, 76 anni, ricorda ancora molto bene l’amico Rodari.

Che approccio aveva con il maestro?
Mi colpiva e mi colpisce ancora sapere che quando stavi con lui non ti mancava mai l’ispirazione e sembrava che tutto fosse normale. Nel momento in cui lavoravi da solo o andavi a casa spariva ogni intuizione. Lui non ti faceva sentire la differenza. Era capace di trasmettere la sua arte, sapeva coinvolgere.

Chi era l’uomo Gianni Rodari?
Era semplice. Una persona buona, tranquilla, serena. Ti faceva sentire a tuo agio. Non l’ho mai visto irritato. Parlava sempre a bassa voce. Aveva una tale fantasia che effettivamente risolveva veramente i problemi. Aveva tante frecce nel suo arco. Era sicuro di sé. Non c’è stato mai un momento di attrito con lui.

Quali erano le sue doti?
Basta leggere Grammatica della fantasia per capire. Era un uomo profetico. Sapeva uscire dagli schemi ordinari. Era capace di cogliere certe situazioni. Sapeva scavalcare ogni muro.

C’è un episodio dei suoi due anni di lavoro con lui che ricorda in modo particolare?
Rodari aveva scritto Il cavallo parlante, io ero il presentatore e chiacchieravo con questo animale che mi rispondeva con le filastrocche. Mi faceva piacere avere accanto un autore che interveniva anche nelle nostre dirette, cambiandole al momento. Un altro ricordo è legato al mio primo incontro con lui. Rodari abitava a Roma in via Quattroventi. Quando mi presentai pensai a chissà quale argomento avrebbe tirato fuori e invece mi chiese se conoscevo perché la sua strada si chiamasse in quel modo.

Che libro di Rodari consiglierebbe di leggere ad un bambino e ad un insegnante?
Ai bambini tutte le filastrocche ma devono farsele spiegare da un adulto. Il libro più venduto al mondo dopo la Bibbia è Pinocchio. E’ un testo che va spiegato perché quel burattino è la storia dell’umanità. Le filastrocche di Rodari hanno sempre un messaggio che il bambino non riesce a cogliere direttamente. Ad un maestro consiglio di leggere assolutamente “La grammatica della fantasia.

Il maestro, scrittore, giornalista è stato dimenticato o resta vivo?
Rodari è molto lodato, adorato ma poco messo in pratica come succede sempre a chi ha una visione profetica. E’ un po’ quello che è capitato a Giorgio Gaber o a Fabrizio De Andrè. Io ho perseguito le sue idee, le abbiamo propagate attraverso la televisione ma non c’è stato un seguito. Mi dispiace vedere che la scuola di oggi mette in pratica il 10% del suo insegnamento. Non basta elogiarlo va studiato. Le favole al telefono sono un messaggio ai genitori: ti devi occupare di tuo figlio sempre. Pedagogicamente chiedo sempre a mamme e papà: che fate solo per i figli? Rodari avrebbe detto che una cosa che puoi fare solo per loro è quando ti trovi un pomeriggio e ti metti per terra a giocare a macchinine. Io lo faccio con i miei nipoti.

 

Gianni Rodari, cent’anni dopo 9 libri per conoscerlo: dai palazzi di gelato del “Viaggio in Italia” al paese dei bugiardi di Gelsomino

"C'era due volte il barone Lamberto", "Favole al telefono", "Il libro degli errori": le opere principali del maestro-scrittore sempre presente nelle librerie di bambini e insegnanti

di Alex Corlazzoli | 23 Ottobre 2020

Maestro, giornalista, scrittore: Gianni Rodari è stato tutto questo e molto di più. Non c’è insegnante della scuola primaria o bambino che non abbia nella propria libreria almeno una sua opera. A partire dagli anni Cinquanta, Rodari, ha iniziato a pubblicare i suoi titoli per l’infanzia, che hanno ottenuto fin da subito un enorme successo di pubblico e di critica. I suoi libri hanno avuto innumerevoli traduzioni e hanno meritato diversi riconoscimenti, tra cui, nel 1970 il prestigioso premio Andersen. In occasione del centenario della sua nascita non si possono scordare alcuni dei suoi più importanti libri che vi suggeriamo di ritornare a leggere se non l’avete ancora fatto.

La grammatica della fantasia (Einaudi)
“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore… Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni…”. Così Rodari chiarisce la vocazione di questo libro diventato ormai un classico: parlare dei processi della fantasia e delle regole della creazione per renderne l’uso accessibile a tutti. Partendo dall’esame dei congegni che muovono l’immaginazione, l’autore non ci consegna, però, un ricettario per costruire storie, ma offre “materia prima”, idee, occasioni di riflessioni fantastiche utilissime per superare la muraglia della routine scolastica e per riconoscere il ruolo della creatività all’interno del processo educativo.

C’era due volte il barone Lamberto (Einaudi)
In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. In mezzo al lago c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola c’è la villa del barone Lamberto, un signore molto vecchio, molto ricco, sempre malato. Le sue malattie sono ventiquattro, e solo il fedele maggiordomo Anselmo è in grado di ricordarsele tutte… Ma ecco che intanto piombano sull’isola il perfido nipote Ottavio, che mira ad impadronirsi dell’eredità, e una gang di banditi decisi a rapire il barone e a chiedere un riscatto enorme. Le storie di Rodari offrono divertimento e una girandola di situazioni e personaggi esilaranti: un modo di comprendere questo nostro mondo.

Favole al telefono (Einaudi)
Chissà se il ragionier Bianchi, rappresentante di commercio degli anni Sessanta, che ogni sera raccontava alla sua bambina favole straordinarie, oggi userebbe il cellulare o l’email… In ogni caso Le favole al telefono sembrano non conoscere il passare del tempo: i paesi visitati da Giovannino Perdigiorno, la minuscola Alice Cascherina, i personaggi anticonformisti, gli eventi imprevisti e le dolcissime strade di cioccolato costituiscono i punti di forza di quella inesauribile capacità di invenzione che Rodari sapeva coniugare con l’osservazione della realtà.

Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi)
Con Filastrocche in cielo e in terra Rodari ha portato nelle case di milioni di bambini versi indimenticabili, capaci, a un tempo, di far riflettere e divertire: personaggi bizzarri, sorridenti filastrocche sulla punteggiatura, “favole a rovescio” capaci di sorprendere per le straordinarie conclusioni, versi di serio, ma non drammatico impegno sociale. Le filastrocche del libro aprono molte strade alla fantasia dei lettori e invitano a non separare mai il potere dell’immaginazione dalla voglia di conoscere il mondo per cambiarlo e renderlo migliore.

Gelsomino nel paese dei bugiardi (Einaudi)
In un paese, dove per ordine del sovrano tutto funziona al contrario ed è proibito dire la verità, arriva Gelsomino dalla voce potentissima che con l’aiuto di simpatici amici sconfigge la prepotenza e fa trionfare la sincerità. In questo libro (uno dei primi) Rodari dà prova della sua straordinaria capacità di esplorare con occhio critico la realtà sociale e di muovere con brio e finezza di stile verso un universo fantastico costruito sull’altruismo, sulla generosità, sull’amicizia: Gelsomino con la sua voce e la sua simpatia ci invita a guardare con ottimismo al futuro.

Il libro degli errori (Einaudi)
Filastrocche e raccontini all’insegna dell’errore: alunni distratti, professori noiosi, sportivi poco in regola con l’ortografia… spesso “gli errori – diceva Rodari – non stanno nelle parole, ma nelle cose; bisogna correggere i dettati, ma bisogna soprattutto correggere il mondo”. Questo libro ci porta in un universo linguistico scomposto e disordinato, ma non è un testo di noiosi esercizi grammaticali perché il magico Gianni Rodari fa nascere il riso da ogni svista, muta in gioco le regole della nostra grammatica, apre un dialogo fitto e ricchissimo con i lettori.

Viaggio in Italia (Einaudi)
Ore 9: lezione di geografia fantastica. Dove si scopre perché a Milano non si riesce a prendere il volo e a Trieste o in Romagna sì. Dove in quel di Perugia si riescono a imparare 214 lingue e dialetti diversi. Dove si capisce come si possa allungare il corso del Po. Dove si viene a conoscere che a Bologna si costruiscono i palazzi di gelato e in quel di Barletta le strade di cioccolato… Tante storie e tante rime con le quali Rodari racconta il nostro Paese. Per scoprire questa lunghissima lista e costruire il suo personale tour, ogni lettore, grazie a un QR Code potrà scaricare l’indice ragionato di tutte le città, i luoghi, le cartoline di questa insolita geografia rodariana.

Codice Rodari (Einaudi)
Codice Rodari, uscito in occasione del centenario è un’avventura tra parole e disegni, che invita a lasciarsi sorprendere osservando quante invenzioni possano nascere quando si utilizzano, come fossero giocattoli, segni, linee, forme, colori. Insieme, le parole di Gianni Rodari e i disegni di Alessandro Sanna danno vita a un “ideario” che reinventa la realtà attingendo non solo alla dimensione del gioco, come esperienza attiva e positiva della personalità di ognuno, ma anche a quella dell’utopia, intesa come capacità di trasformare le cose.

I sepolti vivi (Einaudi)
Trecento operai resistono asserragliati al buio da oltre un mese per scongiurare il licenziamento. Succede nel 1952 nelle viscere della più grande miniera di zolfo d’Europa, a Cabernardi, in provincia di Ancona. Il giornalista Rodari capace di far sprigionare la vicenda umana racchiusa in quel drammatico conflitto per la difesa del lavoro preannuncia nel suo resoconto di cronaca la sensibilità di un grande scrittore”.

 


La lettera della professoressa del Giovio che annienta la ministra Azzolina
„Gentile ministra Azzolina,
pensavo avessimo toccato il fondo ultimamente, che nel mondo della scuola peggio di così non si potesse andare. L'ho pensato quando l’ho vista ospite di Barbara d'Urso. E l'ho pensato quando venerdì nella mia scuola ci sono arrivati i banchi con le rotelle.
Invece no: al peggio non c’è mai limite.
E’ di ieri la circolare secondo cui gli insegnanti delle scuole superiori (io tra questi) sono tenuti ad andare a scuola a fare lezione ai loro alunni, che però non ci sono, perché - sulle ragioni drammaticamente ovvie sorvolo - gli alunni sono a casa.
Leggo perplessa questa circolare e penso: ma perché, se la scuola è vuota, non posso fare lezione da casa pure io? Lavorare da casa, con il mio computer, come stanno facendo migliaia di lavoratori senza esporsi a un rischio evitabile?
La risposta è che la modalità di lavoro “agile” non è prevista per la nostra specifica categoria.
Dolcetto o scherzetto? Ho pensato ad una bufala, ministra, sul serio.
Perché tutti ci dicono che è meglio starsene a casa e a noi professori - che in Italia vantiamo il primato di essere i più anziani d’Europa - ci vien detto che no, da lunedì dobbiamo uscire per andare sul posto di lavoro.
Una volta lì, trotterelleremo mascherati da un’aula all’altra della scuola cambiando ogni ora postazione, sputazzeremo su una tastiera su cui hanno sputazzato prima di noi altri colleghi, faremo lezione in aule in cui la temperatura non è proprio tropicale, la connessione non proprio velocissima, l’acustica non proprio da studio di registrazione, e passeremo le ore buche tutti insieme in sala professori sorseggiando vin brulé e ricordando i vecchi tempi… Di quando la Didattica a Distanza non c’era, ma c’era solo la Didattica in presenza, che era rimasta l’unica cosa bella dell’insegnamento in una scuola completamente allo sfascio. 
Sa, ministra, dagli Spartani in poi son stati tanti a dire che troppe comodità rammolliscono: in effetti che figata pazzesca fare lezione senza mascherina, spiegare grammatica e letteratura in ciabatte dal proprio salotto, tenendosi una copertina sulle gambe, sorseggiando una tazza di tè e accarezzando il gatto che passa e - qui esagero - nei cinque minuti di pausa tra una lezione e l’altra, arrivare a mettere sul fuoco la pentola dell’acqua per il pranzo…
Troppa grazia sarebbe, vero? Forse sì, dato che noi insegnanti fancazzisti di privilegi ne abbiamo fin troppi: non ci bastano quei tre mesi estivi di vacanza, no; ora pretendiamo pure di lavorare da casa.
Signora ministra, io quando ho realizzato che veramente da lunedì dovrò fare lezione da scuola ad alunni che a scuola non sono, ho cominciato seriamente a preoccuparmi. 
Non per la mia salute psichica, che vabbè; e nemmeno per quella fisica, anche se ne avrei motivo.
Sono preoccupata perché i miei alunni mi credono una brava persona e invece mi sa che sono fuori legge: ammetto di aver finto di non sapere che la Didattica a Distanza non era scritta nel mio contratto. 
Eppure l'ho fatta lo stesso, facendomi il mazzo (mi perdoni l’aulicismo) perché a un professore vero, quando non ha alunni da guardare in faccia, è come se mancasse l’aria. 
L’ho fatta per quattro lunghissimi mesi, da marzo a giugno, godendo vergognosamente di tutti i privilegi possibili - le ciabatte, la copertina, il te, il gatto - mentre facevo lezione da casa mia: non per giustificarmi, ma era l’unico modo per non perdere i miei ragazzi (e per non perdermi io). 
L’ho fatto quando nessuno me l’ha chiesto, quando nessuno mi diceva che il lavoro “agile” non poteva rientrare nelle mie mansioni.
Vorrei capire che cosa rischio, ministra, se le dico, già che ci siamo, che a settembre, dopo che son finite le vacanze, quando è ricominciata la scuola, io ho perdurato nell’errore e ancora oggi vivo nel peccato: perché da casa mia ho fatto e sto facendo un casino di ore in modalità “agile” fra riunioni, consigli di classe, colloqui con i genitori… in quale contratto sta scritto? E tirandomi la zappa sui piedi le ho pure verbalizzate, queste ore, il Web è pieno di tracce che a un processo m’inchioderebbero.
Un’ultima cosa mi è venuta in mente, per la quale forse sono da arrestare: che io il lavoro “agile” lo faccio da più di vent’anni portandomi a casa quintalate di compiti in classe da correggere e preparandomi le lezioni per l’indomani.
Vorrei capire, ministra. 
Non è scritto nel mio contratto, ma ai ragazzi insegno pure il pensiero critico e a domandarsi il senso delle cose.
Sarebbe così gentile da spiegarmi che senso ha tutto questo?
Sempre che il suo contratto lo preveda: di dialogare con chi, come me, la scuola la vive davvero.
prof. Valentina Romano,
Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como“

Potrebbe interessarti: https://www.quicomo.it/scuola/lettera-giovio-valentina-romano-ministra-azzolina.html